Il Quartetto Adorno per la Serie Master dei Concerti dell’Accademia
La Serie Master dei Concerti dell’Accademia, rassegna realizzata dalla Fondazione Accademia Internazionale di Imola in collaborazione con il Comune di Imola, porta sul palco della Sala Mariele Ventre di Palazzo Monsignani, mercoledì 19 marzo alle 20.45, il Quartetto Adorno, formato da Edoardo Zosi e Liù Pellicciari al violino, Benedetto Bucci alla viola e Francesco Stefanelli al violoncello.
In programma due pagine preziose del repertorio per quartetto d’archi, a partire dal Quartetto n. 7 in Fa maggiore, op. 59 n. 1 “Rasumovsky” di Ludwig van Beethoven, parte di una serie di quartetti composti fra il 1805 e il 1806, in un periodo particolarmente fertile per il compositore tedesco. Le composizioni sono dedicate ad Andrej Razumovskij, ambasciatore russo alla corte di Vienna, che diede incarico a Beethoven di comporre alcuni quartetti: ammiratore di Haydn era egli stesso musicista, primo violino del Quartetto Schuppanzig.
«Questa musica da camera per strumenti ad arco – scrive Paul Bekker, uno dei più documentati biografi del maestro di Bonn – è veramente l’asse della psiche creativa di Beethoven, intorno al quale tutto il resto si raggruppa a guisa di completamento e di conferma. Nei quartetti si rispecchia tutta la vita del musicista, non sotto l’aspetto di confessione personale, quasi di diario, come nell’improvvisazione delle Sonate, non nella grandiosa forma monumentale dello stile sinfonico, bensì nella contemplazione serena, che rinuncia all’aiuto esteriore della virtuosità e alla monumentalità delle masse sonore dell’orchestra e si limita alla forma, semplice e priva di messa in scena, di colloqui tra quattro individualità che tra di loro si equivalgono».
A seguire, il Quartetto n. 12 op. 96 “Americano” di Antonín Dvořák, composto nel 1893 ed eseguito per la prima volta l’anno successivo al New England Conservatory of Music di Boston. Il Quartetto viene chiamato “Americano” anche perché contiene accenti e richiami tematici del folclore statunitense così come avviene nella Sinfonia “dal Nuovo mondo”. Dvořák era arrivato negli Stati Uniti nel 1892 per dirigere il Conservatorio di New York: il suo amore per la musica popolare si manifesta immediatamente nell’accogliere, nella composizioni di quel periodo, le istanze musicali del folclore di quelle terre.
Fondato nel 2015, il nome del quartetto è un omaggio al filosofo Theodor Wiesengrund Adorno che, in un’epoca di declino musicale e sociale, individuò nella musica da camera una chiave di salvezza per perpetuare un vero rapporto umano, secondo i valori del rispetto e dell’anelito alla perfezione. La formazione si è fatta conoscere a livello internazionale aggiudicandosi il terzo premio (con primo non assegnato), il Premio del Pubblico e il Premio Speciale per la migliore esecuzione del brano contemporaneo di Silvia Colasanti nell’edizione 2017 del Concorso Internazionale “Premio Paolo Borciani”: nella storia trentennale del Concorso nessun quartetto italiano aveva ottenuto un riconoscimento così importante. Nel 2018 il Quartetto Adorno ha vinto la X Edizione del Concorso Internazionale per quartetto d’archi “V. E. Rimbotti” ed è stato nominato artista associato in residenza presso la Chapelle Musicale Reine Elisabeth di Bruxelles. Nel 2019 il Quartetto ha ricevuto il prestigioso premio “Una vita nella musica giovani 2019”. Dal 2019 il Quartetto Adorno è supportato dal CIDIM.